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Il nome di Dio. 

Molte volte abbiamo ascoltato la pagina dell’Esodo che ci riporta alla vocazione di Mosè. Pagina intensissima, nella quale ci concentriamo sempre sulla rivelazione del nome di Dio. Quel nome impronunciabile, quel nome ineffabile, quel nome che, stando all’antico testamento, mette più paura nel cuore dell’uomo piuttosto che suscitare venerazione. Eppure quel nome ineffabile e indicibile, è il nome del Padre della Misericordia, è il nome del Figlio rivelatore della vicinanza e della bontà di Dio, è il nome dello Spirito consolatore che abbiamo invocato con forza la settimana scorsa. Il nome di Dio dice la relazione tra il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo. 

Relazione di amore.

Relazione di puro amore, relazione di reciproca donazione, relazione di perfetta conoscenza, relazione di presenza l’uomo per l’altro, l’uno nell’altro, sicché noi invochiamo Dio come Trinità di amore, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, senza alcuna confusione delle loro persone.

Teologia o vita? 

Speculazione teologiche o fonte di vita? Elucubrazione di menti fini e dotte, oppure rivelazione di Dio che sempre ricerca l’uomo da lui creato?

La vita di chi ama la Trinità.

Personalmente credo che chi invoca il nome del Dio Trinitario, subito si dispone a ricevere la sua rivelazione di amore. Chi invoca il nome del Dio Trinità di amore, cerca poi di vivere come vive la Trinità, ovvero di relazioni profonde, di donazioni generose di amore, di rispetto reciproco, di profondità di dialogo, di ricerca del bene per tutti. Penso ancora alle parole della seconda lettura: “non avete ricevuto uno Spirito di paura…”.

Onorare la Trinità significa riprendere una vita di relazioni autentiche, generose, capaci di pensare il bene dell’altro, capaci di testimoniare una presenza di amore.

Vivere nel nome di Dio trinità di amore significa vivere una vita piena di interesse per l’uomo, di vera passione per tutta l’umanità, di vero amore per l’altro, nel nome di quel Dio che, da sempre, si interessa per la vita dell’uomo.

Vivere nell’amore per la Trinità significa, soprattutto in questo tempo, e lo dico per la terza domenica consecutiva, smettere i panni dello Spirito di paura e, con quella prudenza che contraddistingue il cristiano in ogni stagione della vita, tornare a incontrare “l’altro”. Quell’”altro” che è il vicino, l’amico, il collega di lavoro, il compagno di banco, l’amico di oratorio, il compagno di squadra…

Mi aspetto che chi celebra l’Eucarestia seriamente, sappia ricercare l’altro come immagine di quella Trinità di amore che tutto genera perché tutto porti somiglianza del suo amore. È con questo spirito che vorrei riprendessero le relazioni nella nostra città, è con questo spirito che vorrei che guardassimo alla “Summerlife” che ci attende questa estate. A partire dai ragazzi, ma con il coinvolgimento di tutti.

Il vostro parroco,