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Ascendere al cielo…

Che cosa vuol dire che ascese, se non che prima discese dal cielo?” Sono parole di San Paolo che abbiamo letto già giovedì e che ripetiamo oggi. Parole che ci fanno pensare alla verità del mistero dell’incarnazione e alla vera condivisione che il Signore ha voluto vivere con tutta l’umanità. Parole che non si riferiscono solo alla vita del Signore sulla terra e alla sua Ascensione al cielo, quel giorno, a Gerusalemme, ma anche alla vera condivisione che Dio ha con la vita di ogni uomo.

Il nostro tempo. 

Così il Signore è  vicino anche a noi, sempre ed anche in questi ultimi mesi difficili per l’intera umanità. Anche oggi la vicinanza del Signore è condivisione con la condizione dell’uomo, specie con tutti coloro che sono nel dolore e nella sofferenza. I numerosi casi di preti, suore, religiosi che si sono ammalati nell’ambito di questa pandemia, molti dei quali sono anche morti, è uno dei segni che ci parlano della condivisione di Dio con la storia del popolo degli uomini. Quindi, rileggendo le parole di San Paolo, possiamo ben dire che il Signore è vicino a tutti, sempre, condividendo ciò che la vita sulla terra porta a vivere. 

La nostra vicinanza.  

Come tutti sappiamo, dopo tre mesi, oggi ricomincia anche la celebrazione della S. Messa festiva nelle nostre Chiese. Nei giorni scorsi molte persone hanno già voluto vivere la celebrazione del Sacramento nella S. Messa feriale, ma oggi, spero, ce ne saranno molte di più. È così, quindi, che vogliamo vivere questa domenica: con la consapevolezza che il Signore ci è vicino ma anche testimoniando il nostro desiderio di essere vicino a Lui. Se, infatti, tutti gli uomini possono sperimentare, in qualche modo, la presenza di Dio, è soprattutto il credente che si deve rendere conto di questa vicinanza e che può esprimere, in diversi modi e in diverse forme, il desiderio non dico di “ricambiare” questa vicinanza, ma, per lo meno, di accogliere con riconoscenza la presenza di Dio. 

Perché riprendere la celebrazione della S. Messa in presenza?  

Per  dare a noi stessi e dare agli altri un segno di “normalità”, pur nel vincolo delle restrizioni e delle prescrizioni che tutti, con attenzione e cura, dobbiamo vivere come segno di amore e di cura per l’uomo;

Per poter ricevere la S. Comunione, reale presenza del Signore, segno di sostegno e di forza per i credenti;

Per ritrovare una comunità che, insieme a tutti, prega, soffre, lotta nelle diverse vicende del mondo;

Per accompagnare i nostri morti non solo con il ricordo, ma anche con il suffragio e l’intercessione. 

Vi aspetto, carissimi, per rivederci, per pregare insieme con voi, per continuare la costruzione di quella comunità che prende forza dal Risorto e che è la testimonianza vivente della sua condivisione con la vita di tutti gli uomini. 

Il vostro parroco,