SCARICA il notiziario

Sacra Spina, 450 anni dalla traslazione.

Il 23 e il 24 giugno 1570, secondo la cronaca che possediamo, al di là dei commenti agiografici che sorsero nei secoli, fu lo stesso San Carlo Borromeo, in visita a Cassano, a chiedere e ad ottenere, dalla famiglia Visconti che, fino ad allora, l’aveva custodita nel castello che pure affaccia sulla piazza di Santa Maria, che la preziosa reliquia fosse portata nella Chiesa Parrocchiale. Siamo dunque nel 450° anniversario dell’evento, successivamente trasformato in festa patronale e celebrato nella prima domenica di Maggio. Anche noi lo avremmo fatto, con la presenza del nostro Arcivescovo, se non fosse intervenuta questa situazione che ci fa rimandare ogni cosa ad un tempo in cui tutto ciò sarà possibile. Con l’aiuto di Dio confidiamo che il prossimo 14 settembre, giorno della “esaltazione della Santa Croce, si possa “recuperare” quando era in programma. 

Un culto e una venerazione possibile?

Immagino le obiezioni dei più critici e dei più scettici: ma ha senso venerare una reliquia? La domanda non è poi così vuota di senso, se dovette occuparsene il Concilio di Calcedonia, dell’anno 451 che, accanto alla materia principale trattata, avendo stabilito che il Signore Gesù assunse un corpo d’uomo e un’anima d’uomo, autorizzò il culto di quelle reliquie che, con sicurezza, potevano essere attribuite a Cristo. C’è dunque un pronunciamento ufficiale della Chiesa in proposito, a cui, poi, ne sarebbero stati aggiunti altri. 

Molteplicità delle reliquie. 

Certo poi, nel medioevo, sappiamo che furono create molte reliquie “per contatto”, cioè accostando un oggetto uguale ma non appartenuto a Cristo (chiodi, spine, croci…). Questo fatto spiega perché le reliquie siano così numerose. La corona di spine, o ciò che ne rimane, è custodita e venerata a Parigi, nella cattedrale di Notre Dame, ma non è escluso che, quando le reliquie erano assai venerate e diventavano oggetto di commerci e di guerre, alcune spine possano essere state tolte da essa. 

La “Sacra Spina di Cassano”.

Per ciò che riusciamo a ricostruire, sappiamo che la famiglia Visconti acquistò la Sacra Spina a Colonia, importante centro tedesco legato al culto delle reliquie ed anche centro di numerosi commerci di reliquie. Da qui venne portata nella dimora di Cassano. Il fatto che poi San Carlo stesso in persona abbia visto, venerato e traslato la Sacra Spina, ci porta a propendere per l’importanza di questa reliquia. 

Perché venerarla?

Al  di là degli aspetti storici, credo che sia opportuno conservare quella fede con cui i nostri padri ci hanno consegnato questa reliquia e circondarla di quell’onore che essa merita. La nostra fede non ha bisogno delle reliquie, come, di per sé, non ha nemmeno bisogno di miracoli, di apparizioni e di tutte queste cose che pure alimentano la fede e la devozione dei fedeli. Tuttavia queste realtà hanno il valore di un rimando, hanno il valore di “segno”. I “segni” sono preziosi per indicare la via. 

Per una seria venerazione.

Cosa ci dice, dunque, la Sacra Spina?

In questo tempo di Pasqua, nel quale siamo chiamati dal nostro Vescovo a rileggere “tutto ciò che si riferisce a Lui”, venerare la Sacra Spina è un atto che ci porta a riferirci sempre alla Pasqua di Cristo e a guardare al Cristo come “all’uomo dei dolori che ben conosce il patire”, come dice il profeta Isaia. È il centro della nostra fede, è il cuore della nostra spiritualità.

Venerare la Sacra Spina significa pensare ai dolori di Cristo e, quindi al suo prezioso donare a noi la vita. Pensiamo al dolore del Venerdì santo e meditiamo su quanto è costato il nostro riscatto. Guardiamo la Sacra Spina e ricordiamo quanto il Signore ha realmente sofferto per noi, Lui che realmente assunse un corpo e un’anima d’uomo. 

Venerare la Sacra Spina e, con essa, tuti i dolori di Cristo, significa rimettere nelle mani di Dio tutto il dolore dell’uomo. Tutti i dolori di sempre e, ora, anche i nuovi dolori. Rimettiamo nelle mani di Cristo questo nostro tempo così difficile con i suoi dolori: i numerosi malati a causa del virus, i morti che in tutto il mondo ci sono stati, il dolore delle famiglie, il pericolo a cui si sono esposti uomini e done generose che hanno pagato, alcuni anche con la vita,, questa loro generosità. 

Venerare la Sacra Spina significa chiedere al Signore di visitare specialmente la nostra comunità, perché Lui sia presente nel cuore di noi tutti. 

Poiché la festa della “Sacra Spina” coincide con questa domenica del buon pastore e, quindi, vocazionale, perché non chiedere al Signore il dono di una vocazione per la nostra comunità? Non sarebbe questo un modo per “far fiorire” la spina come in qualche luogo accade quando il venerdì santo coincide con il 25 marzo?

Viviamo questa giornata, sebbene a festa ridotta, ma con il desiderio di riportare presto la nostra “Sacra Spina” tra le nostre vie e nelle nostre case, perché sia segno di benedizione e della presenza di Cristo nelle nostre vite. 

Il vostro parroco,