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Da sempre, l’ottavo giorno della Pasqua viene consacrato alla figura di San Tommaso, per via della stessa precisazione del Vangelo: “otto giorni dopo”. Ci mettiamo quindi nelle condizioni dei discepoli chiusi nel cenacolo che ricevono questa nuova e improvvisa apparizione del Signore risorto.

A porte chiuse…”.

Anche noi, di fatto, ce ne stiamo a porte chiuse. Ormai da settimane. Anche noi per paura. I discepoli avevano paura di quello che avrebbe potuto succedere loro a causa della fede che, ormai sempre più apertamente, professavano. Quali sono le nostre paure?

Le nostre paure.

  • Anzitutto, credo, ancora la paura del contagio. Sentiamo notizie, magari conosciamo anche persone che sono state contagiate dal virus, magari conosciamo bene anche qualcuno che non ce l’ha fatta, qualcuno a cui non è andato tutto bene, come, sempre, si spera. Anche noi abbiamo paura per noi stessi, per i nostri figli, per i nostri genitori anziani. È una paura reale e legittima, dettata dalla grande incertezza che viviamo.
  • La paura di non sapere quando finirà, la paura di sapere se ci sarà un ritorno alla normalità, la paura di avere, poi, una normalità che non sarà più quella di prima. Questo genera incertezza, sconforto, dubbio, domande: come sarà? Per quanto sarà? Cosa cambierà?
  • Per molti c’è la paura del lavoro. Una nuova crisi, un nuovo momento in cui tante cose devono essere nuovamente messe in pista dopo tempi di fatica già affrontati. La paura di dover cambiare, la paura di dover decidere di nuovo cose per le quali già si era faticato a trovare un equilibrio. La paura, poi, di non sapere come sarà la scuola dei figli e, quindi, come potrà essere l’organizzazione della famiglia, magari con i nonni da dver proteggere…
  • La paura del futuro (penso ai ragazzi), la paura di non sapere come sarà un esame, come si accederà all’università; la paura di non capire come potranno essere le relazioni che non possono essere solo quelle a distanza, mediate da uno strumento. Vedo la paura di chi aveva programmato il proprio matrimonio, costretto a pensare come rimodulare ciò che era stato programmato, la paura di chi ha un figlio piccolo, la paura di chi vorrebbe mettere al mondo un figlio ma non sa più se è il momento giusto…
  • Anche noi sacerdoti abbiamo delle paure, per esempio la paura di non riuscire a radunare la comunità e, quindi, di provvedere al bene delle anime che ci sono state affidate…

Di paure ne abbiamo tante, tutte dovute alle molte incertezze del momento presente. L’elenco potrebbe continuare, ma di paure non si vive. Come si esce, allora, dalla paura?

Non abbiate paura…”.

A quelli dell amia età verrà certamente in mente Giovanni Paolo II e la sua memorabile omelia di inizio pontificato. La frase, tuttavia, è di Gesù! Il Santo Papa la citava spesso, a partire da quel giorno, per infondere coraggio a tutti in diverse occasioni della vita. Anche il Vangelo di Pasqua conteneva questo invito, ma poi molte altre pagine che ci riportano la predicazione di Gesù contengono questa indicazione.

  • Non avere paura di cambiare. Il cardinale J.H.Newman, bellissima figura spirituale, un uomo anglicano convertitosi al cattolicesimo, diceva che: “vivere è cambiare e diventare santi è aver cambiato spesso”. I cambiamenti mettono necessariamente un pò di paura. ma non è detto che un cambiamento sia devastante sempre. Ci sono cambiamenti che rinnovano, portano quella “ventata di Spirito Santo” che rende nuova l’esistenza. Proviamo a pensare che ci possiamo anche noi consegnare allo Spirito che cambia la vita. Come San Tommaso e come moltissimi altri uomini e donne comuni che hanno trovato, nei cambiamenti, una forza nuova per il futuro.
  • Non avere paura di fare fatica. Certo il cambiamento, qualsiasi esso sia, scomoda, perché ci costringe a mutare la programmazione dell’esistenza. Sempre il cardinale Newman diceva che: “una vita che non si scomoda e, quindi, non si rinnova, mi fa dubitare del Dio in cui credi”. È la vita degli apostoli. È la vita di molti santi. Perché non potrebbe essere anche la nostra vita?
  • Non avere paura del futuro. Io invito a non avere paura del futuro, che sia un esame, l’inizio di una nuova stagione scolastica, l’inizio di una nuova relazione, il fidanzarsi, lo sposarsi, il mettere al mondo un figlio… Lo Spirito Santo, che è soffio di vita, compie esattamente questo miracolo: quello di infondere forza.
  • Non “essere increduli, ma credenti”. Anche da questo tempo da cui proveniamo, possiamo imparare qualcosa. Tutti possiamo dire che, più che mai, occorrono i valori della fede, per scommettere su un futuro che Dio già custodisce. Chi crede in Dio è poi leale, di parola, onesto, serio, pieno di carità, attento alle esigenze degli altri, pronto al servizio nel nome di Dio. La fede ci assicura che, insieme, uniti dalla forza dello Spirito, potremo superare qualsiasi cambiamento. Esattamente come ha fatto chi ci ha preceduto.

E noi? Vogliamo essere paurosi e increduli o credenti e pieni di Spirito?

Il vostro parroco,