Il dialogo contenuto nel Vangelo che leggiamo in questa quarta domenica del tempo quaresimale, ci introduce subito nella comprensione di questo articolo del credo. Tutto, infatti, parte da una domanda: “Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori perché egli nascesse così?”.

Nè lui né i suoi genitori…”.

Il primo intervento catechetico di Gesù spazza via quel pregiudizio che un po’ tutti ci portiamo dentro: le cose negative che capitano nella nostra vita sono il “castigo di Dio” per i nostri peccati. Il nostro Arcivescovo, proprio in un contributo alla riflessione rilasciato in questi giorni, ha affermato che pensare in questo modo rivela una “mentalità ancora pagana”. Eppure ci ricaschiamo tutti!

“Una rivelazione di amore”.

A questa mentalità pagana che Gesù capisce bene ma che anche intende correggere, il Signore oppone la sua rivelazione. La rivelazione del perdono di Dio che comprende ogni cosa, la rivelazione di una misericordia che non ha limiti, la richiesta di una capacità di “imitare” in qualche modo il suo atteggiamento di misericordia e di perdono, giungendo, come viene suggerito a San Pietro, di “perdonare fino a 70 volte 7”, cioè sempre!

Credo la remissione dei peccati… 

Credere in questa rivelazione di amore suggerisce diversi compiti al credente:

  • Il riconoscersi peccatore, cioè mancante nei confronti di Dio. Forse, oggi, siamo molto più portati a rileggere, partendo dai nostri comportamenti, le mancanze nei confronti degli uomini (mancanza di pazienza, mancanza di ascolto, mancanza di carità…). Il primo punto da meditare attentamente, se vogliamo credere alla rivelazione di amore che ci viene proposta, è, invece, quello di ritenerci peccatori nei confronti di Dio.
  • Per far questo occorre un “esame della coscienza”, ovvero la capacità di mettersi in atteggiamento di preghiera davanti a Dio per rileggere, a partire dal Vangelo, la nostra vita. Esperienza che possiamo fare ogni giorno, ma che è raccomandata in alcuni momenti più forti della nostra esistenza o dell’esperienza spirituale che compiamo ( ad es. nell’anno liturgico, nelle grandi feste: Natale, Pasqua, Pentecoste, Corpus Domini, Morti, Assunta, perdono di Assisi…).
  • Esistono vari modi di confessarsi. Ne preciso due:
    1. La “confessione breve”, quella puntuale, che nasce da uno spunto di revisione come possono esserlo i 10 comandamenti;
    2. Il “colloquio penitenziale”, dove riprendo, magari in forma più abbondante, una pagina di Vangelo che ha illuminato la mia coscienza.
  • Come ci si confessa?
    1. Lodando il Signore per la sua bontà e misericordia;
    2. Rileggendo la propria vita dalla confessione precedente e verificando quale dimensione di peccato e non solo di mancanza ha invaso la coscienza;
    3. Proponendosi un impegno per cercare di migliorare ciò che non si è riusciti ad osservare;
  • Tenuto conto che la confessione è, tra i 7, il Sacramento più difficile, è bene confessarsi con frequenza: più il Sacramento viene celebrato, minore è la fatica che, con il tempo, si proverà nel confessarsi. È bene tenere un confessore stabile che, conoscendo pian piano l’anima, darà non solo consigli di sapienza e di fede generici, ma li saprà contestualizzare nella vita della persona. Ricordiamoci che è necessario premettere la confessione sacramentale, ove vi fossero peccati gravi, prima di ricevere la S. Comunione, per non correre il rischio di una profanazione del Sacramento Eucaristico.
  • In questo tempo speciale, ricordo comunque che, almeno il Sabato pomeriggio, siamo disponibili per le confessioni. Certo comprendo anche il timore di molti o l’impossibilità fisica che qualcuno sperimenta. In questi casi è possibile, come ci ricorda il Codice di Diritto Canonico, oltre che la prassi pastorale della Chiesa, mettere davanti a Dio il proprio peccato con un atto di contrizione personale, promettendo di accedere al Sacramento il prima possibile. Poiché incomincio a intravedere una celebrazione della Pasqua “a porte chiuse”, prepariamoci con il desiderio a ricevere la Pasqua del Signore e promettiamo di vivere il Sacramento subito dopo Pasqua, appena le circostanze lo renderanno possibile.

Non perdiamo, però, l’occasione di stare davanti al Crocifisso, di rileggere l’esperienza della nostra vita a partire dal suo amore e dalla sua misericordia. Non perdiamo l’occasione per lasciare che la celebrazione della Croce estenda su di noi i suoi effetti di grazia.

Maria Santissima, Madre e aiuto dei cristiani, sostenga il nostro desiderio di andare incontro al Signore e di lasciarci riconciliare con Dio, come figli attesi e amati.